Aggiornamento 22 marzo 2016: oggi è uscito il primo libro di Susanna (che stentava a credere che qualcuno fosse realmente interessato alle sue parole), “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore”, edito da Mondadori. Voglio credere di essere stata profetica ad averla intervistata più di un anno prima 😛

libro susanna casciani

“Non so scrivere.
Ma il mio problema è un altro.
Tutto quello che sento, dentro al mio petto non ci sta.
E allora succede che DEVO scrivere.”

– Susanna Casciani

Diversamente dalle altre interviste questa voglio aprirla così, con una citazione che forse vale più di mille risposte.
È il primissimo post di Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore, le prime parole che Susanna ha “dato in pasto” alla sua pagina ben 4 anni fa.

Chiunque abbia avuto il cuore spezzato e sia iscritto a Facebook non può non conoscere il suo nome: Suz, al secolo Susanna Casciani, ha iniziato a scrivere sui social nel 2010 (ho dovuto scrollare non poco per trovare il primo post) e da allora non ha più smesso.
Ad oggi la sua pagina ha superato l’incredibile traguardo dei 200.000 like, i suoi aforismi sono disseminati in tutto il web, il suo stile è uno tra i più imitati in assoluto (qualche anno fa qualcuno pensò addirittura di rubare le sue frasi per scriverci un libro) e lei, a quasi trent’anni, ancora si ritrova incredula davanti ai complimenti che i suoi lettori le rivolgono ogni giorno.

Ultimamente sto tentando (con poco successo) di simulare una parvenza di serietà quando mi accingo a intervistare i vip del web. Con Susanna è stato più difficile del solito, ho avuto parecchie difficoltà a stendere le domande in modo oggettivo, perché in più occasioni lei è stata – seppur indirettamente – la mia salvatrice.
Le sue parole hanno questo enorme potere, in cui secondo me risiede anche il motivo del suo successo senza pari: anche trattando di sofferenza, riescono a ridare speranza a chi l’aveva persa.

A voi l’intervista:
 

La tua pagina ha attualmente più di 200.000 “mi piace”, senza aver mai pubblicato meme, vignette, video acchiappa-like o in generale contenuti che vanno di moda. Sempre e solo essendo te stessa, scrivendo di emozioni, disavventure e insicurezze di tutti i giorni. È un record che ben poche pagine possono vantare.
Quando e come è iniziato il tuo successo? Quando ti sei accorta che i tuoi accoliti crescevano a dismisura e le tue parole erano sempre più apprezzate?

Dopo qualche settimana.
Una sera tornai a casa e accesi il computer distrattamente. Avevo lasciato Facebook rigorosamente da parte per tutto il fine settimana e il venerdì pomeriggio la mia pagina registrava qualcosa come quaranta o cinquanta lettori. Due giorni dopo i lettori erano diventati più di tremila. Già troppi per la mie innumerevoli ansie, tra l’altro.

 

Nel bene e nel male il tuo nome sul web è indissolubilmente legato a “Meglio soffrire che mettere in un ripostiglio il cuore”, ma più di una volta hai sostenuto che se potessi farlo cambieresti nome alla tua pagina storica.
La Susanna di oggi che titolo sceglierebbe per il suo ripostiglio?

Se cerchi il mio nome su Google (ok, lo ammetto, cerco me stessa su Google…non compatitemi per questo) sono dolori. Per molti sono la nuova Fabiana Volo o Federica Moccia, ma meno furba perché non mi faccio pagare per essere letta. Un mix di banalità e frasine da Baci Perugina.
Il titolo non aiuta. Non so cosa mi sia venuto in mente quel giorno in cui ho scelto il nome per la mia pagina, di certo però non avrei mai immaginato che in futuro avrei dovuto fare i conti con il ripostiglio e con il cuore così spesso, altrimenti ne avrei scelto uno più semplice. Forse il mio nome. Forse adesso la mia pagina la chiamerei come me: “Susanna”.
Perché no? Tra pochi mesi avrò trent’anni e finalmente mi piaccio. Per intero. Mi piace il mio naso, mi piace quello che dico e come lo dico, mi piace come mi muovo e l’energia che emano, mi piace il mio lavoro, quello che scrivo e (cosa incredibile!!!) mi piacciono i miei capelli. Ho una cotta per me.
Quindi sì: “Susanna”.

Susanna Casciani
Hai mai messo il cuore in un ripostiglio e pensato che non ti saresti innamorata mai più?

Sì. Ho passato qualche anno come se non esistessi più. Mi lasciavo trascinare dagli eventi e passavo il mio tempo con persone di cui matematicamente non potevo innamorarmi.
Sceglievo di tenermi lontana dai tipi “pericolosi” perché potenzialmente avrebbero potuto stuzzicarmi e io non volevo essere stuzzicata. Stavo alla larga dai tipi “interessanti”, da quelli con la barba incolta che mi piace tanto, da quelli con la faccia buona che (in linea di massima) sono i peggiori. Volevo solo essere lasciata in pace.
Non ho pianto per degli anni. Non ho scritto per degli anni. Avevo perfino smesso di guardare i film. Mi stavo inaridendo, semplicemente. Avevo optato per un’eutanasia dei sentimenti e per un po’ è stato perfino divertente. La mia vita era tutta aperitivi, baci dati senza il minimo accenno di batticuore e amiche che non si fermavano mai. Nemmeno io mi fermavo mai per non essere costretta a guardarmi dentro, per non essere costretta ad ammettere che in mezzo a tutto quel casino in fondo non rimaneva niente. Non è stato semplice ricominciare ad amare, e quando parlo d’amore in questo caso non mi riferisco soltanto all’amore romantico. Lentamente ho ricominciato a leggere, ad appassionarmi alle cose, a piangere. Ho pianto per due giorni e due notti di fila quando sono tornata in me.

 

Tutti gli scrittori di Facebook hanno i loro predatori naturali: troll, critici d’arte improvvisati, nel tuo caso soprattutto gente che ti dà spesso e volentieri della depressa.
Come hai imparato nel tempo a gestire i commenti negativi? Ci sono state occasioni in cui hai pensato di smettere di scrivere a causa delle critiche che ricevevi?

Non ho ancora imparato a gestire i commenti negativi. Ho un problema di fondo: non riesco a concepire la cattiveria.
Io non ho mai capito perché alcune persone sentano (o abbiano sentito in passato) il bisogno di venire da me a dirmi che faccio schifo, che sono malata, che devo farmi curare (quelli più simpatici aggiungono ancora “da uno bravo”, e io che credevo che questa battuta fosse stata vietata nel ’66).
Quando leggo certi commenti la mia reazione è ancora “oddio, forse gli ho ammazzato il gatto e non me ne sono accorta?”. Non capisco, ancora non riesco a capire. Percepisco una cattiveria gratuita che non so spiegarmi e continua a ferirmi. Sono molto insicura, ogni volta che scrivo qualcosa penso di essere mediocre e scialba. La mediocrità mi spaventa quasi quanto la morte, quindi sì: ho pensato spesso di smettere di scrivere per via di quello che mi è toccato leggere riguardo la mia pagina, però scrivere per me non è un modo per riscattarmi. Non scrivo per essere brava, per dimostrare quanto sono colta e ironica. Scrivo perché quando mi sento sola non so che altro fare. C’è chi va a correre, chi ascolta la musica, chi chiama un amico, chi si fa un trombamico. Io scrivo e ogni offesa è come un cazzotto nello stomaco, ma non è comunque un buon motivo per smettere di farlo.

Susanna Casciani Facebook
 

Se provo a googlare il tuo nome, il secondo suggerimento che compare è “Susanna Casciani libri”, nonostante tu non abbia mai pubblicato un libro.
Come ti fa sentire il fatto di essere costantemente invitata dai tuoi fan a dare alle stampe ciò che scrivi?

Io non ci credo a quello che mi scrivono le persone. E’ come quando in quinta elementare un mio compagno di classe mi disse che ero bellina. Secondo me non lo pensava nemmeno lontanamente. Non so perché me lo disse, il motivo mi sfugge ancora, ma non ci ho mai creduto. Lo stesso mi succede con i complimenti che ricevo da chi legge la mia pagina.
Non so perché mi fanno i complimenti. Non so perché mi credono capace di scrivere un libro. Davvero quello che ho da dire interessa a qualcuno? Mi stupisce.
Dopo quattro anni tutta questa fiducia continua a stupirmi. E’ una cosa che comunque non mi crea problemi. Mi rende felice, certo, ma non mi preoccupa. Non ho mai scritto un libro e probabilmente non ne scriverò mai uno, ma se dovessi farlo sarà un bel libro. Non un libro qualsiasi, non un libro che si legge tutto d’un fiato e poi si dimentica. Un bel libro o niente. Sono consapevole dei miei limiti, quindi per ora scrivo su Facebook.
Se mai un giorno sarò in grado di donare un bel pezzo di me scritto come si deve molti dei miei lettori saranno i primi a saperlo, perché sono anche stati i primi a credere in me.

 

Oggi siamo immersi fino al collo nell’epoca del cinismo, dove amare non va più di moda e chi scrive d’amore viene immediatamente etichettato come pesante, zerbino, represso o altri epiteti ben peggiori. Tu stessa hai dovuto aprire una pagina Facebook perché sul tuo profilo personale era impossibile scrivere d’amore.
Secondo te come si è arrivati a questo punto? Perché le persone che frequentano i social hanno perso la voglia di scrivere lettere e pensieri sull’amore?

E’ faticoso.
Parlare d’amore, mostrarsi vulnerabili, a volte perfino banali, è faticoso. E’ faticoso innamorarsi e amare come se non dovesse finire. E’ faticoso essere onesti. Su Facebook, fuori dai social network, ovunque. E’ più facile scrivere che odiamo chiunque e che San Valentino fa schifo, Natale fa schifo, il Capodanno fa schifo, le canzoni d’amore fanno schifo. E’ faticoso vivere una storia senza avere la più pallida idea di cosa ci aspetti. E’ faticoso impegnarsi. E’ faticoso stare da soli ammettendo che ci si sente soli.
La risposta è questa: è faticoso. E lo è sempre stato. A nessuno ha mai fatto piacere ammetterlo fuori da questa realtà virtuale (da qui la falsissima risposta “tutto bene” all’altrettanto falsa domanda “come va?”), a nessuno fa piacere ammetterlo qui.
Per questo esiste la pagina “Tua madre è leggenda”, credo.

 

Che consigli daresti a chi vuole seguire le tue orme e mettersi a nudo attraverso la scrittura?

Se vi vergognate non potete scrivere. Potete vergognarvi cinquecento volte al giorno in qualsiasi situazione e con chiunque, ma non potete farlo quando scrivete.
Solo questo: io non mi vergogno (più).

  • GiorgiaLP

    Bravissime entrambe le Susanne!!
    ❤️❤️❤️

  • Corinne Zinni

    Susanna hai perfettamente ragione, è più facile scrivere che si odia San Valentino, Capodanno ecc, è faticoso ammettere che siamo vulnerabili!

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