Ogni blog che si rispetti ha una rubrica. Se poi la rubrica ospita un’intervista, e l’intervista è con uno scrittore di tutto rispetto, e lo scrittore la concede in esclusiva al blogger, allora la rubrica parte decisamente col piede giusto. Ma forse questo è solo il mio spirito d’emulazione nei confronti delle riviste. C’è chi stalka gli artisti, chi stana band emergenti, chi si butta sulle celebrità. Io ho pensato bene di tampinare gli influencer di Facebook. Offrendo in cambio biscotti e gratitudine.

Sono due anni che io e Eleonora ci promettiamo una cioccolata in centro a Milano per farci quattro risate sulle nostre vite disastrate. Alla fine, causa distanza tiranna, ci siamo fatte quattro risate su questa intervista improvvisata (e comunque non ho ancora rinunciato alla cioccolata).

Eleonora Tisi è una delle scrittrici più amate di Facebook. La sua pagina, Il treno delle 22.52, ha letteralmente spopolato sul social network più frequentato del web, raggiungendo in tre anni l’incredibile soglia di 27.000 like e decine di migliaia di condivisioni. Eleonora scrive d’amore, d’amicizia e di emozioni, ma dimenticatevi le frasi scontate sulla falsariga di Fabio Volo (o del suo più simpatico alter ego Favio Bolo): gli aforismi ospitati sul Treno sono vere e proprie pugnalate dritte all’anima, ed Eleonora ha l’incredibile capacità di tradurre in parole il maremoto di sensazioni contrastanti che tutti affrontiamo.
Ci siamo incontrate/scontrate su Facebook nel lontano 2011, admin di due fanpage, entrambe devote all’asocialità, amanti della scrittura e viaggiatrici mentali di prima classe. Impossibile non andare d’accordo. Dopo tre anni ne è uscita quest’intervista, con mia somma soddisfazione.
Anche se lei, rispondendo alle mie domande, ammette di essersi sentita “come Jennifer Lawrence dopo la vittoria agli Academy Awards lo scorso anno“, io non posso che ritenermi onorata di impersonare il tappeto rosso.

Il tuo treno ha più di 27.000 passeggeri. Quando sei partita tre anni fa, avresti mai pensato di raccogliere un tale numero di compagni di viaggio?
Mai, neppure nei rarissimi momenti di ottimismo che mi tenevano compagnia all’epoca.
Quando guardo quella cifra (il 27 è da sempre il mio numero preferito ndr) provo una grandissima soddisfazione e gioia perché è bene ricordare che dietro ad ogni utente Facebook che decide liberamente di seguire la pagina c’è una persona e più di qualcuna è diventata una confidente e soprattutto amica. Altre avrei preferito non incontrarle ma questo è un altro discorso. Gli incontri negativi, dopotutto, ti permettono di capire quale tipo di persona non vuoi diventare e ad apprezzarti ancor più.

 

Da dove è partito il treno? Con che biglietto sei salita? In poche parole, qual è la stata la scintilla che ti ha portata ad aprire una pagina su Facebook?
Ricordo chiaramente il giorno (20 febbraio 2011) in cui decisi di portare il treno sino al social network. Era l’ennesimo esperimento in rete tra pagine e blog ma nonostante questo impiegai ore a scegliere il nome: desideravo racchiudesse perfettamente il periodo di cui da lì a poco avrei iniziato a scrivere e ne provai decine ma nessuno sembrava convincermi completamente. Se del nome non mi sono mai pentita, non posso certo dire la stessa cosa dell’apertura della pagina. Spesso mi sono imbarazzata leggendo certi frammenti di vita trascritti in quella che più che una pagina somigliava ad un muro del pianto. A farmi aprire il treno ad ogni modo la necessità di piangere tutte le mie lacrime senza annoiare troppo le persone intorno. Questa scelta, con il tempo, si è rivelata dannosa per la mia già precaria salute mentale: ripercorrere con la memoria gli stessi avvenimenti nei dettagli per anni mi ha portata ad ossessionarmi alla storia più di quanto già non fossi, impedendomi di andare avanti con la mia vita. Al tempo stesso, posso affermare di essermi salvata grazie alla scrittura.

 

Vedi davanti a te una stazione, un capolinea, una meta? Pensi di raggiungere un traguardo e fermarti oppure continuerai a scrivere sul web ancora per molto tempo?
Non mi sono mai posta questo quesito prima d’ora. Ultimamente ho riscoperto la scrittura tradizionale, di gran lunga migliore rispetto qualsiasi altra forma di comunicazione: le parole scritte restano, nel bene e nel male, e nessuno può smentirle o fraintenderle. Scrivo continuamente e spero di continuare a farlo ancora con la stessa passione di oggi. Il web d’altra parte è adatto per scambiare opinioni e far conoscere il proprio parere perciò credo che la connessione continuerò a pagarla ancora per molto tempo!

 

Chi è Eleonora Tisi al di là del monitor? Sei un’influencer anche nella vita reale o è più probabile trovarti rannicchiata accanto al finestrino di un treno cercando di non farti notare?
Questa è in assoluto la domanda più difficile tra tutte quante. Sono molto egocentrica eppure quando si tratta di descrivermi temo di scordare informazioni essenziali o aggiungere nozioni inutili. Ad ogni modo sono molte persone diverse a seconda del periodo. Di un’insicurezza cronica non mi considero una persona timida. Amo parlare anche se non sono certo la persona più adatta con la quale tenere una conversazione: trascorro gran parte del tempo a sminuirmi anche quando non è necessario e introduco il sarcasmo ovunque. Per questo mi sono avvicinata alla scrittura: la carta mi permette di tirare fuori quello che sono realmente senza il timore di veder spuntare espressioni annoiate sul volto della persona davanti a me. Ho già detto di essere insicura? Scherzi a parte, ho iniziato ad amarmi solo recentemente e sto cercando di trovare una mia identità anche se non sono certa di riuscire a trovarne una che mi andrà bene per il resto della vita. Vedo il cambiamento come una componente importante, così come credo fermamente nella gentilezza, il vero e unico motore del mondo. A voce tutto questo che ho scritto, con ogni probabilità, non riuscirei mai a dirlo perciò posso rivestire diversi ruoli ma quello di leader o influencer neppure per idea.

 

Tra i tuoi centinaia di aforismi che hanno spopolato sui blog, ce n’è uno a cui sei particolarmente affezionata? Quale potrebbe diventare il tuo motto?
Ammetto che di alcuni sono addirittura fiera! Qualche volta a distanza di tempo mi ritrovo a leggere qualcosa e a sorridere. E mai era capitato di essere orgogliosa di qualcosa prima d’ora. Ciò che più mi rende felice, ad ogni modo, è la trasformazione che la pagina ha subito in questi tre anni: se prima scrivevo quasi esclusivamente della mia vita privata, ora di personale non c’è quasi nulla; amo, infatti, dar voce agli scorci di vita che mi ritrovo ad osservare nel quotidiano. Detto questo, tra i miei pezzi preferiti, forse “Mi sono chiusa in me stessa al punto di non essere più in grado di uscirne“, “Ti ho cercato a lungo con l’insicurezza di chi teme di disturbare ma la tenacia di chi non vuole arrendersi e infine Siamo rimasti ovunque eppure non siamo più da nessuna parte” perché in queste poche parole mi ritrovo completamente.

 

Saverio è ormai a tutti gli effetti la mascotte della pagina. E moriamo dalla voglia di conoscere la sua storia.
Da dove posso iniziare? Mi basta sentire il suo nome per morire dalla voglia di coccolarlo! Mai avevo provato la gioia di adottare un cane perciò questa esperienza è del tutto nuova e ogni giorno ringrazio il cielo per aver avuto la possibilità di provarla. Quel suo bisogno insaziabile di regalarti amore incondizionato è commovente. Arrivato nell’agosto scorso ma nato da due carlini meravigliosi l’8 giugno, sin dal primo giorno è il protagonista assoluto della casa e della famiglia: ogni attenzione è rivolta a lui e non potrebbe essere altrimenti. Amatissimo da noi e coccolato da chiunque lo incontri per strada, non smette mai di stupire con espressioni buffe e rendendosi protagonista di situazioni comiche.

 

È la domanda che si fanno tutti e anche quella che ti perseguita da anni: quando potremo leggerti su carta stampata?
Più che una data mi piacerebbe sapere se c’è una possibilità di ritrovarmi un giorno su carta stampata. Mi spiego meglio: se una persona non ha grandi aspettative, le possibilità di pubblicare il proprio manoscritto sono svariate, a differenza di quanto si dica. Basta pensare alla rete che al giorno d’oggi ci permette, nel bene e nel male, di fare qualsiasi cosa. Certo, poi se uno ambisce a diventare l’erede di JK Rowling è un altro discorso. Il problema è l’insicurezza che mi accompagna giorno e notte non solo riguardo un eventuale romanzo, più che la possibilità di fallire. A quello sono abituata e per nulla spaventata. Dei più grandi fallimenti conservo ricordi spettacolari. Detto questo, spero con tutto il cuore di riuscire a creare qualcosa di cui andare fiera ma soprattutto di non deludere chi spera di ritrovarsi sul comodino qualcosa scritto da me. Inutile dire che basta pronunciare quest’ultima frase per trovare tutta questa situazione assurda ma al tempo stesso emozionante!

(Photo credit: Eleonora Tisi)

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