Giaceva da circa un anno sulla mia scrivania, nell’area “cose da leggere”, e più precisamente all’altezza della zona inesplorata “cose che probabilmente leggerò in un’altra vita”. Non so come abbia bruciato così rapidamente le tappe da essere promosso a lettura mattutina sul treno, sta di fatto che quel manuale di HTML stampato qualche era fa è finito tra le mie grinfie.

Supero indenne la prefazione: solita disquisizione sull’importanza del web e sul rivoluzionario mondo dell’HTML. Niente di nuovo, niente di inedito. Mi accorgo che qualcosa non va a metà dell’introduzione, quando mio malgrado mi scontro con il seguente assioma: “In questo manuale prenderemo in esame i due browser più conosciuti e utilizzati: Internet Explorer e Netscape

Internet Explorer. Netscape.
Credo di aver intravisto per l’ultima volta le loro icone sul desktop quando i soli siti che visitavo erano pokemon.it e il portale della Coca Cola. Il manuale probabilmente era stato scritto all’epoca in cui Bill Gates ancora soffriva gli ultimi colpi di coda dell’acne.

Ma nonostante i contenuti obsoleti e i litri d’inchiostro sprecati, quel reperto storico che osanna IE e Netscape ha inevitabilmente risvegliato in me l’amore per il web vintage. Un vintage impossibile da scovare nei mercatini pseudo-hippie, e che anche Google ha fatto parecchia fatica a riesumare per me (povero piccolo, a quell’epoca SEO era probabilmente considerato il nome di un ballo di gruppo…).

Ho ricordato in un attimo l’icona paffuta e laccata di IE 4 e l’inguardabile verde vomito della N di Netscape. Ricordo le icone onnipresenti sul desktop di Windows 98, i due computerini gemelli delle Risorse di rete e la maledettissima connessione 56K che trasmetteva la terza guerra mondiale prima di connettersi.
Il rito era tanto macchinoso quanto irrinunciabile: doppio click sull’icona, attesa, finestrona con nome utente e password, pulsante “Connetti“, di nuovo attesa, suoni da film horror, crescente trepidazione dell’attesa, il terrore di udire l’occupato, e poi l’incontenibile gioia della connessione stabilita. Senza mai abbassare la guardia, che se mamma doveva fare una telefonata occorreva abbandonare il campo di battaglia e ripetere da capo il rituale.
E poi l’apertura del browser: quale mirabolante universo si dispiegava davanti ai nostri occhi.
Alla tenera età di undici anni mi sono avventurata per la prima volta dentro Internet Explorer. Qualche mese, qualche malware e qualche toolbar dopo ero già una surfer esperta, in grado di destreggiarmi tra banner, affiliazioni, pubblicità e forum. Ricordo ancora l’appagante sensazione del mal di testa da tubo catodico, i colori sparaflescianti dei siti web dell’epoca e soprattutto il loro stile inconfondibile.

Se esistesse un museo del web design, probabilmente raccoglierebbe gli screenshot dei siti anni ’90 in una stanzetta microscopica, ben nascosta, celata da una tenda nera e dalla minacciosa scritta dantesca “lasciate ogni speranza voi che entrate“.
Quando il Comic Sans regnava sovrano e le immagini erano tutte made in Paint, tra il web surfing e l’epilessia il passo era breve.

Tra le tante, queste sono indubbiamente le mie quattro categorie di web master anni ’90 preferite:

  • Il “chi più ne ha più ne metta”: “Ehi, ho una pagina web, posso dare sfogo alla mia creatività, ho giusto 2 gigabyte di foto di cagnolini pucciosi, una collezione di midi da far invidia a un karaoke e mille Wordart: tutti apprezzeranno quest’accozzaglia di colori e glitter!”

Candy & Romeo – Agenzia matrimoniale indiana per cani
http://candyromeo.com/

 

  • Il fan dei frame: “Io sono un tipo preciso, mi piace racchiudere tutto in compartimenti, creerò un sito ordinatissimo, per ogni sezione una tabella, e più la tabella è piccola meglio è, al diavolo la grafica, a chi serve riempire tutto lo schermo? Frame is the way!”

Dipartimento di informatica dell’università di Genova
http://www.disi.unige.it/

 

  • Il divulgatore: “Il mio messaggio è più importante di qualunque altra cosa vedrai oggi. Per fartelo ben comprendere lo evidenzierò con colori al neon, ingrandirò il carattere a dimensioni inimmaginabili e ribadirò quel che voglio dirti per tutta la pagina. Non potrai non ascoltarmi!”

L’ordine dello spirito santo
http://yahx.eu/ordinespiritosanto/

 

  • La fangirl volonterosa: “Creerò un sito in cui raccogliere tutte le fanfiction, le fanart, i fanmanga, le lettere e i commenti che ho raccolto sul mio personaggio preferito! Inserirò un forum, un guestbook, un box per i sondaggi e la posta del cuore! Lo iscriverò a mille fanlist e mi affilierò con chiunque verrà a cercarmi! Maria De Filippi mi fa un baffo!”

Pan & Company – Fansite su Dragon Ball
http://panssj87.altervista.org/

 

Se volete terrorizzare un web designer, mostrategli questi siti. Avrà incubi assicurati per almeno un mese.
Io invece continuo a trovare affascinante il vintage telematico e pagherei per strappare un’intervista a un web master anni ’90. Sempre che non viva sull’Himalaya con una connessione a 56k.
Ah, i bei vecchi tempi.

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